Dopo la trilogia della Pop Art dedicata a Warhol, Haring e Basquiat, il curatore e saggista Gianni Mercurio rilancia con un autore che oggi è diventato un artista cult e che ha influito pesantemente sulla pittura, sulla pubblicità, sulla fotografia, sul design e sulla moda internazionale.
La Mostra, realizzata in collaborazione con The Roy Lichtenstein Foundation e prodotta dalla Triennale di Milano in collaborazione con Alphaomega Art e il Comune di Milano, propone oltre cento opere, per lo più tele di grandi dimensioni, oltre a disegni, collages e sculture, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private.
L’esposizione segue un percorso tematico che parte dai lavori degli anni Cinquanta fino a quelli degli anni Novanta e ispirate al Cubismo, all’Espressionismo, al Futurismo, al Modernismo degli anni Trenta.
Oltre al catalogo, edito da Skira, è stato realizzato un documentario da Christina Clausen che rivela aspetti insoliti dell’artista, persona molto riservata e tranquilla ricca di ironia e umorismo, sempre alla ricerca di spunti intelligenti e con il gusto per il paradosso che è il sale della filosofia.
Lichtenstein vede l’arte come percezione visiva avendo per obiettivo – come riferisce acutamente Demetrio Paparoni – quello di “svuotare il soggetto di ogni connotazione emotiva ed evidenziare il carattere di stereotipo, per fare dell’opera la fotografia di una società che si nutre di emozioni finte”.
Ugo Perugini
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