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Galleria Arte Moderna (GAM)

Mappa
Via:
via Palestro 16
Cap:
20121
Città:
Milano
Provincia:
Italia
Paese:
Paese: it

Descrizione

L’Ottocento alla GAM di Milano
Se a Milano volessimo compiere un salto nel XIX secolo, potremmo recarci alla Galleria d’Arte Moderna; lì, al secondo piano di villa Reale, troveremmo ciò che fa per noi. Immediatamente, nella stanza adiacente alla Sala da Ballo, incrociamo gli sguardi di Alessandro Manzoni (1874 ca.), della contessa Morosini (1858 ca. e 1879 ca.) – da bambina e da giovane donna, quando ormai è consunta dalla malattia, come il fiore che si trova nella sua mano sinistra – e della regale cantante lirica Matilde Juva Branca (1851 ca.), ritratti dal pittore veneto che tanto successo ha avuto nella città meneghina nel corso dell’Ottocento, Francesco Hayez.
Poco più in là, in una dimensione spazio-temporale adiacente, quando lasciamo alle nostre spalle le raffigurazioni dal vero, ci tuffiamo nei grandi temi della letteratura, della storia e della borghesia, ma anche di eros e thanatos: è questo il luogo in cui le Cleopatra, prova giovanile di Previati (1888 ca.) l’una e opera di Mosè Bianchi (1864-1865) l’altra, moriranno languidamente all’infinito in seguito al morso dell’aspide, e dove i Paolo e Francesca – acquerello di Bianchi (1877 ca.) e statua di Alessandro Puttinati (1863 ca.) – saranno per sempre trasportati dalla bufera infernale del girone in cui giacciono, condannati. Il tutto nella totale indifferenza della Lettrice di Federico Faruffini (1864-1865) che, imperterrita, prosegue la lettura fumando la sua sigaretta.
E dopo gli stralci di quotidianità dipinti dai fratelli Induno e venati da un patetismo latente, e in seguito alla stanza degli orientalisti, filone tematico che nasce con la scoperta del diverso, di un mondo che affascina, al di fuori dei confini della piccola Europa, con i suoi colori rutilanti e le figure femminili discinte, alle prese con una raffinata sensualità, arriviamo all’opera del Piccio e degli Scapigliati. E quindi ai gessi preparatori per il Monumento alle Cinque Giornate di Grandi (alcuni dei quali si trovano attualmente esposti alla mostra della Scapigliatura presso Palazzo Reale), ai ritratti storicizzanti di Tranquillo Cremona, che per l’arte ha sacrificato tutto, anche la propria vita, avvelenato dai colori che, anziché sulla tavolozza, applicava sulle proprie mani, e a Daniele Ranzoni.
E, giunti quasi alla fine – del percorso ma anche del secolo – osserviamo la materia sfaldarsi tanto sulla superficie delle sculture di Merdardo Rosso, dalle fattezze vivide e vibranti, quanto nelle pennellate delicatamente giustapposte dei divisionisti, Segantini e Previati in primis. E l’ultima opera, che sancisce la chiusura coerente di un percorso pittorico teso verso il rinnovamento, è Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo (1901), con i suoi lavoratori che dal buio procedono verso la luce.
La visita quindi potrebbe costituire anche un’occasione per ammirare la tela nel suo ambiente originario, prima che venga spostata presso il Museo del Novecento, dove si è trovata sin dal 1920, quando è stata acquistata per mezzo di una sottoscrizione pubblica dei cittadini milanesi, che hanno voluto donarla alle Civiche Raccolte d’Arte del Comune perché fosse visibile a tutti. Che poi sia stata occultata sino al 1979 a causa dell’iconografia “scomoda”, fa parte della sua fortuna critica; le sue radici comunque si trovano qui, in un museo che a tutt’oggi s’impegna nel compiere studi, ricerche e iniziative che lo riguardano e la cui identità è costituita da un’eccellente collezione dell’Ottocento.
Galleria d’Arte Moderna, via Palestro 16, 20121 Milano
M1 Palestro; orari: martedì-domenica 9-13, 14-17.30; lunedì chiuso.
Dal 21 ottobre 2009 al 31 gennaio 2010: mostra “Emilio Longoni, due collezioni”, a cura di G. Ginex; orari del museo.

Silvia Colombo

La Galleria d’Arte Moderna: “com’è strano sentirsi persi nel centro di Milano”

Sentirsi persi nel cuore di Milano appare un’affermazione astrusa anche per chi manca di senso dell’orientamento eppure, per certi versi, la Galleria d’Arte Moderna si sente esattamente così.
Attorno a lei, nelle adiacenze così come nella stessa via Palestro, la segnaletica è del tutto assente, e anche gli strumenti d’informazione per i turisti, su carta e su web, talvolta forniscono dettagli scorretti o non aggiornati.
Al visitatore, perciò, non rimane che affidarsi alla fortuna, che lo conduca, in un percorso quasi Romantico, alla scoperta fortuita di uno dei gioielli neoclassici della città, nelle cui stanze è conservata una corposa collezione di opere che, dalla fine del Settecento, arriva a lambire le soglie del primo Novecento.
Ed è da questo incontro/scontro che si genera la curiosità di entrare, di esplorare, ma anche il timore “reverenziale” di accedere a un luogo apparentemente senza tempo; in realtà, però, un suo tempo lo possiede, è solo differente rispetto al caos e al trambusto a cui siamo abituati in città.
Quindi, finalmente, osserviamo le testimonianze di chi ci ha preceduto e ascoltiamo in pace il silenzio – si badi bene, lontano dell’essere un mutismo dettato dalla mancanza di comunicazione –, canone fondamentale su cui si basano l’allestimento e la disposizione delle opere nelle sale.
Difatti esse, tese in molti casi a ricreare l’atmosfera delle quadrerie antiche, appese cioè alle pareti su più file sovrapposte, in altri volte a creare dei giochi di sguardi (dipinti o scolpiti non fa differenza), accompagnano il fruitore lungo un percorso cronologico dedicato al Neoclassicismo a pianterreno e all’Ottocento al piano superiore.
Così, nel rispetto dell’aura storica di un palazzo che ha visto il succedersi di austriaci, dei francesi e solo poi della gestione civica, le vecchie targhette delle opere sono quelle sulle antiche cornici, mentre le nuove didascalie sono pubblicate su guide distribuite all’ingresso in cui sono riportati i dati principali delle opere presenti in ogni stanza.
La fruizione è quindi globale, senza gli arretramenti e avanzamenti che caratterizzano le nostre danze mentre visitiamo le affollatissime mostre del momento, e permette di “contemplare” e cogliere le affinità tematiche o le diversità stilistiche di ciò che ci circonda senza avere l’ossessione del dato “autoriale” a tutti i costi (qualora, invece, fosse desiderato, si ricorre all’aiuto della guida, oppure basta un clic per accedere al sito del museo, dove le didascalie sono disponibili e scaricabili).
Perciò, ambiente dopo ambiente, lasciamo che siano la luce, i colori e le forme a sussurrare le loro vicissitudini, che siano gli squarci del giardino all’inglese prospiciente alla facciata principale a colpirci.
E infine è solo all’uscita, con il ripiombare nella realtà quotidiana, che ci si può rendere conto, in mezzo al pullulare di luoghi consumati e divorati, o meglio “non-luoghi”, di quanto sia preziosa un’esperienza atemporale nella storia.
Galleria d’Arte Moderna, via Palestro 16, 20121 Milano. M1 Palestro. www.gam-milano.com
Orari: dal martedì alla domenica 9-13; 14-17.30. Lunedì chiuso. Ingresso gratuito.

Silvia Colombo
  
 
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