Il Teatro alla Scala del Piermarini La lunga storia del Simbolo della Musica e dell’Arte Italiana Il 7 marzo del 1776, i palchettisti del Teatro Regio Ducale, sito in un’ala del Palazzo Reale di Milano, si riunirono per discuterne la ricostruzione. Dieci giorni prima, le fiamme avevano distrutto uno dei centri musicali più importanti d’Europa che aveva ospitato non solo insigni maestri Italiani, ma anche boemi ed austriaci. Qui, nel 1770 Mozart aveva rappresentato la sua prima opera seria e con l’Ascanio in Alba aveva celebrato le nozze dell’Arciduca. Opere e balletti si alternavano a balli e feste; conversazioni, pranzi e giochi, si susseguivano nelle sale, nei palchi e nei camerini, apparsi nel 1717, data della prima ricostruzione del Teatro. Proprio mentre la volontà governativa promuoveva Milano quale sede di rappresentanza d’incontri e scambi, l’incendio del 25 febbraio 1776 distruggeva il cuore della vita cittadina. Nel Settecento, il Regio Ducale, grazie alla capienza ed alle attrezzature, aveva consentito manifestazioni musicali e spettacoli di eccezionale qualità ed era il luogo ideale per relazioni mondane e d’affari. Purtroppo, gli incendi si verificavano con frequenza impressionante; a Milano il Teatro era già andato a fuoco due volte dalla fine del ‘6oo; a Verona il Filarmonico era stato distrutto nel 1749, l’Opéra di Parigi bruciò due volte, nel 1763 e nel 1770, il San Benedetto di Venezia scomparve nell’incendio del 1774, ma anche a Bologna, Vienna, Stoccolma ed Amsterdam, molti teatri vennero ugualmente distrutti dal fuoco. A Perugia, pochi giorni prima dell’incendio del Regio Ducale, era crollata la volta del Teatro durante una manifestazione. Il panico dilagava in tutta Italia ed ovunque si studiava il modo di prevenire il pericolo. A Firenze, Mantova Bologna, Pavia e Treviso erano stati costruiti Teatri interamente in muratura. I teorici francesi suggerivano particolari accorgimenti in un volumetto di C. De Chaumont, che prevedeva l’isolamento della sala, circondata da una strada larga almeno due metri, con case del vicinato che non dovevano avere finestre prospicienti il teatro; le murature perimetrali e gli ingressi dovevano essere particolarmente curati. A Milano, il piano per riedificare il Palazzo Reale era stato progettato dal Vanvitelli nel 1769 e comprendeva anche una diversa sistemazione del Teatro, ma tale progetto non ebbe seguito ed il Piermarini ricevette l’incarico di ristrutturare i vecchi edifici, lasciando però inalterata l’ala che comprendeva il Regio Ducale. Alcune voci, diffuse persino a Vienna, ritenevano possibile una dolosità dell’incendio, ma non ebbero mai seguito e la necessità di ricostruire al più presto il teatro si fece incombente. Così i committenti, conferirono all’Architetto Giuseppe Piermarini (Foligno 1734-1808) l’incarico di redigere i disegni del nuovo progetto, che doveva rispettare le consuetudini del vecchio teatro, aggiungendovi altre richieste di distribuzione e di forma con accorgimenti più utili alla miglior riuscita del palcoscenico e della sala. Il Piermarini, acuto e sensibile disegnatore, proveniva dalle scuole di Roma e di Napoli, centri dell’architettura di allora e risultava essere il più adatto, anche per la sua inclinazione al procedimento scientifico ed al lavoro tecnico e manuale. Il comune desiderio di dotare la città di un nuovo Teatro coinvolgeva sia la Regia Camera che i privati proprietari e gestori e doveva rappresentare una sorta di Teatro di Corte, che affiancasse la vita ufficiale, ma restasse separato dal palazzo, come stava già avvenendo a Monza. Al fine di perseguire questi obiettivi fu determinante l’intervento di Vienna. Il parere dell’Arciduca e dei privati conciliavano nel volere che il Teatro sorgesse in una località il più possibile centrale ed accessibile, situata ai margini di strade importanti e circondata da alberghi e da luoghi di ritrovo pubblico. Il Teatro sorgerà così nell’area dell’ex convento, già semidistrutto, di Santa Maria alla Scala, che verrà soppresso nel mese di agosto. Il 14 settembre sarà firmato il contratto d’appalto per la costruzione del Teatro alla Scala. Il progetto definiva i materiali, la ripartizione dei palchi e le loro caratteristiche, la volta di copertura, il rapporto con il palcoscenico (distribuito in tre navate) e l’orchestra. Grande importanza fu data al soffitto della sala per gli effetti acustici. L’architettura prese forma nel corso dei lavori, perché molti fattori contribuirono a completare l’immagine ed il meccanismo funzionale. Stretta fu la collaborazione fra committenti, architetti ed esecutori ed il Piermarini si avvalse della collaborazione di abili artigiani per eseguire i macchinismi e gli apparati particolari. L’avancorpo accolse al piano terreno gli atri, le sale d’aspetto, le botteghe, gli uffici ed il caffè; il mezzanino le sale del ristorante, al primo piano i ridotti ed al secondo il laboratorio degli scenografi. L’edificio aveva ingressi indipendenti grazie ad una coppia di scale, anche il palcoscenico, nel corso della costruzione venne dotato di altri ingressi. La platea fu disposta quasi in piano, occupata da poltrone uniformemente distribuite; i palchi, disposti in verticale, erano tutti dotati di un camerino. Esterni alle tre parti principali: avancorpo, sala e palcoscenico, gli ambienti ausiliari per la conduzione del Teatro. Il “Casino della Nobile Associazione” venne occupato dagli uffici e dalla Direzione; l’edificio comprendeva una scuderia, uno scalone, sale per l’Arciduca ed altre per la guardia; ai lati del palcoscenico, due corpi, contenevano i locali dei servizi per lo spettacolo di scena. Si volle ricostruire un Teatro paragonabile ai migliori d’Europa ed i palchettisti scrissero a Maria Teresa che la Scala avrebbe oscurato la notorietà dei più famosi Teatri Italiani, rendendo celebre il nome dell’Imperatrice non solo nella Storia, ma anche nelle Belle Arti. Infatti il 3 agosto del 1778 “L’Europa riconosciuta” di Antonio Salieri (libretto di Mattia Veraci, scene dei Fratelli Galliani) inaugura la nuova sede di quello che diventerà un simbolo della Musica e dell’Arte Italiana. L’autore, nato a Legnago (Verona) il 19 agosto del 1750 ed istruito musicalmente dal fratello Francesco, si trasferì a Vienna a soli 16 anni, entrando ben presto a far parte dell’orchestra di Musica da Camera dell’Imperatore Giuseppe II. Tornerà in Italia come Compositore di Corte e Maestro di Cappella dell’Opera Italiana e vi resterà fino al 1780. Molte sue opere verranno eseguite a Venezia, Roma e Firenze, estendendo la sua fama in tutta Europa. Ricordiamo fra i suoi allievi più famosi, Beethoven, Schubert e Listz. Affetto da problemi alla vista, all’età di 73 anni, purtroppo, perderà le facoltà mentali e morirà a Vienna il 7 maggio del 1825. La sua musica immortale, dopo 226 anni, torna a risuonare in un ambiente ricostruito quasi magicamente come all’epoca della prima inaugurazione del Grande Teatro Scaligero, orgoglio della Città di Milano. L’immortalità della musica, come quella di tutte le arti, ha resistito anche ai disastrosi bombardamenti che colpirono Milano durante la seconda Guerra Mondiale. (vedi foto) Durante i bombardamenti dell’agosto del 1943, il tetto del Teatro crollò sulla platea. Milano era ridotta un cumulo di macerie, ma altri bombardamenti la colpirono nei due anni successivi (45 in tutto) ed al termine della guerra i locali ad uso abitativo completamente distrutti o gravemente danneggiati erano 230.000. I bombardamenti cessarono il 30 aprile 1945, data dell’ingresso ufficiale della 1° Divisione Corazzata e della 34° Divisione di Fanteria Inglese con un Plotone del Reggimento Legnano. Per ricostruire la città si progettò un Piano Regolatore Generale, approvato definitivamente solo nel 1953; l’emblema della nuova Milano imprenditoriale fu il Grattacielo Pirelli. Dopo mezzo secolo di Storia, questa metropoli si apre al mondo proponendosi fra le capitali della Cultura, dell’Arte, della Danza e della Musica con il Teatro alla Scala che è risorto in tutto il suo splendore Imperiale Settecentesco. Ci sono voluti 60 milioni di euro, 30 mesi di lavori non stop, 300 operai e l’ingegno dei tre Progettisti, Mario Botta, Elisabetta Fabbri e Giuliano Parmeggiani per restaurare il foyer, l’intera sala teatrale, l’ex casino Ricordi, tutta la macchina scenica, i palchi, le gallerie, i corridoi, il ridotto gallerie e per creare i nuovi camerini ed i laboratori con le sala prova, ospitati nel nuovo elissoide e nel cubo che si ergono sul lato sinistro della tradizionale costruzione del Piermarini.
Qualche dato tecnico: Il Palcoscenico è uno spazio di 1.600 mq. Ci sono 7 ponti mobili suddivisi a loro volta in tre settori; il vero e proprio palcoscenico è largo 22 m. e profondo 34. L’impianto antincendio ha previsto il posizionamento di rilevatori sia nel palco che nella sala ed il sipario tagliafuoco può suddividere all’’occorrenza, con una struttura metallica la parte del palcoscenico da quella della sala. Ed ora soffermiamoci sul nuovo piano mobile dell’orchestra costituito da 3 piattaforme, una Frontale, situata a lato platea, la seconda Centrale e la terza Posteriore, posta a lato del palcoscenico e dotata di un piano Compensatore che può servire da prolungamento della superficie della piattaforma Centrale o del palcoscenico. Le piattaforme, completamente indipendenti una dall’altra, realizzate dalla Ditta CEIF di Forlì in struttura tralicciata di carpenteria metallica elettrosaldata ed imbullonata, lavorata a macchina utensile, sono abilitate a tre funzioni: in posizione completamente sollevate, aumentano l’area del palcoscenico verso il proscenio in posizione completamente abbassate, formano il piano completo della fossa d’orchestra sarà possibile posizionare le pedane in altezze diverse, generando l’effetto “a gradinata” e/o complementare con il piano platea. I tre settori oltre al piano calpestio superiore (piano orchestra) avranno un piano interno necessario per il ricovero del pianoforte grancoda, leggii e sedie, la cui luce netta dovrà essere di circa 2 metri di altezza. La pavimentazione è stata verificata per un carico di 600kg/mq, ma il carico statico totale gravante su tutta la piattaforma va considerato solo un piano di calpestio e non contemporaneo su entrambi i piani. Vale la stessa considerazione anche per il carico dinamico di 300 kg/mq. La movimentazione delle pedane avviene tramite un motore elettrico con una velocità di sollevamento pari a 2 metri al minuto. La pavimentazione della platea è rivestita in parquet di rovere; nei palchi è stato riscoperto il pavimento in cotto e le nuove tappezzerie in tessuto rosso damascato sostituiscono quelle dell’’inizio del ‘900. Sono 2030 i posti a sedere, erano 1848, alla chiusura del teatro; anche nel famoso loggione che ha sempre ospitato i meno abbienti, ma spesso tenaci ammiratori ed intenditori, ci sono posti a sedere. Non mi resta che augurare a tutti gli amanti della musica, del bel canto e della danza buon ascolto, buona visione e tante vitali emozioni !