L’entità incombenti di Armodio al Chiostro del Bramante di Roma‏ PDF Stampa E-mail
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Sino al 31 luglio 2011, il Chiostro del Bramante propone l'antologica di Armodio.
L'evento, promosso con la collaborazione della Casa d'Arte San Lorenzo, ha il sapore di un ritorno dato che è stato proprio a Roma! , nel lontano 1964, che l'allora giovanissimo artista piacentino ebbe la sua prima, vera consacrazione, con la mostra all'Obelisco. E' qui che venne scoperto da Lily Shepley che lo propose, con successo, negli Stati Uniti, aprendogli una carriera internazionale che lo ha portato, da protagonista, dopo gli States, a Londra, Bruxelles e a Parigi. Molto presente in questi Paesi, in Italia le sue mostre sono invece piuttosto rare e è anche per questo che l'esposizione romana si configura come un vero evento.
A curarla è Giovanni Faccenda. Nel catalogo edito dalla Giorgio Mondadori, l'artista sarà presentato, oltre che dal curatore, dal Antonio Paolucci che di Armodio è da sempre attento estimatore. Il volume riporterà anche una selezione di interventi di critici italiani, da Giorgio Soavi a Vittorio Sgarbi, che di Armodio si sono più volte occupati con competenza e passione.

"Bisogna tornare all'Arcimboldo e alla Wunderkamm! er di Ambrasz per intendere il genio di Armodio. Un artista che si inventa universi paralleli costruiti però con i sapori e i colori di questo mondo e che li immagina popolati di gioiosi ironici enigmi" è l'opinione di Paolucci.
"Armodio non è né surrealista né metafisico. La sua radice padana, la sua confidenza con la concreta sostanza delle cose non gli permettono di collocarsi sopra la realtà né sopra la natura. La sua pittura vuole dimostrarci che sono natura e sono realtà anche i significati reconditi che abitano le cose. Sono realtà i sogni, i fantasmi, le memorie che si depositano sul vero visibile".

Armodio si potrebbe definire pittore di nature morte, un sublime Chardin di oggi.
Nelle sue stanze…


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