FINALMENTE “QUEL RAMO DI MANDORLO”, PIU’ CHE UN LIBRO UNO SCRIGNO di Goffredo Palmerini PDF Stampa E-mail
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Sul finire d’una intensa e piacevole serata di fine giugno, assai attesa per l’uscita dell’ultima sua fatica letteraria, l’intervento di Errico Centofanti, conclusivo della presentazione di “Quel Ramo di Mandorlo” freschissimo di stampa per i tipi di One Group Edizioni, è inopinatamente breve, laconico. D’altronde il buongusto e la signorile sua discrezione che da sempre ne accompagnano il tratto, non gli consentono d’indugiare in valutazioni che solo ai lettori spettano sulla sua ultima creatura, la cui gestazione è stata lunga e complicata per via di quel 9 aprile 2009 che ha sconvolto la vita di ciascun aquilano e della nostra città. Lo ha detto con franchezza, l’Autore, confidando di sentirsi come un muratore che sa usare bene i suoi mattoni in questa speciale ricostruzione d’una parte della memoria della città, ricostruzione non meno importante di quella materiale. E i mattoni di Errico Centofanti sono le parole, elemento ed essenza del suo lavoro che egli sa usare a dovere, anzi a meraviglia. Ne è ben consapevole e non finge ipocrite modestie. E il messaggio che affida agli Aquilani, attraverso il suo bel libro, più d’un augurio è quasi richiamo all’impegno etico e civile, perché ciascuno senta il dovere di far bene ciò che sa fare, con lo sguardo rivolto alla rinascita dell’Aquila. Con “Quel Ramo di Mandorlo” Centofanti restituisce all’Aquila un pezzo di storia gloriosa, proprio nel momento in cui la memoria diventa parte fondante della rinascita. Protagonista è lo storico ristorante “Tre Marie” della famiglia Scipioni - locale entrato nel patrimonio monumentale del Paese - con i fatti e i personaggi che hanno segnato un’epoca, trasformando questo luogo del gusto e della buona cucina in un tempio di cultura e insieme di trasmissione di valori. Un luogo tra i più conosciuti e ambiti, attraverso tutto un secolo, la cui notorietà rimbalzava dalle più…


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