A palazzo Chiaramonte, Palermo, durante un convegno universitario, l’emerito professor Costanzo viene ucciso e infilato in una cisterna nel cortile. All’origine dell’omicidio, lo scomodo libro che il professore stava scrivendo e le cui bozze sono scomparse nel nulla. A condurre le indagini il commissario Santoro, un poliziotto “che non cercava legami coi potenti, non aveva i confidenti giusti e non riusciva a camminare nello stesso solco degli altri”. A fare da contorno alla storia, un gesuita disincantato e ambiguo e uno scrittore argentino di nome Bustos Domecq che, guarda caso, è cieco. Nelle pagine di Morte a Palermo l’atmosfera è cupa: la scrittura colta dell’autrice scandisce il ritmo di un romanzo noir, sciasciano e borgesiano insieme, in cui Palermo, coi suoi palazzi sontuosi e i suoi sotterranei misteriosi, la sua miseria e la sua voluttuosità, è la vera protagonista.
Silvana La Spina, nata in provincia di Padova da madre veneta e padre siciliano, ha pubblicato il volume di racconti Scirocco (La Tartaruga 1992, premio Chiara) e i romanzi L’ultimo treno da Catania (Bompiani, 1992), Quando Marte è in Capricorno (Bompiani, 1994), Un inganno dei sensi malizioso (Mondadori, 1995), L’amante del paradiso (Mondadori, 1997), Penelope (La Tartaruga, 1998), La creataAntonia (Mondadori, 2001), Uno sbirro femmina (Mondadori, 2007), La bambina pericolosa (Mondadori, 2008).
Morte a Palermo è stato il romanzo d’esordio di Silvana La Spina, con cui nel 1987 si aggiudicò il Premio Mondello.
Ha dato la stura, senza neanche volerlo, alla fortuna del giallo siciliano con il bellissimo Morte a Palermo (1987), il cui protagonista, ricavato dalla sagoma del grande Borges, si muoveva dentro a una storia dai forti chiaroscuri sciasciani: “Sono stata sempre affascinata da Palermo, città gotica, misticheggiante, culla degli enigmi”.