Silvia Colombo: Tutta la passione di Artemisia PDF Stampa E-mail
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Una delle rare donne affermatasi nel mondo dell'arte

Sotto la luce dei riflettori della scena espositiva di Milano, dal 22 settembre e fino al prossimo 29 gennaio 2012 c'è lei: Artemisia. Figlia d'arte di Orazio, pittrice seicentesca dei tempi di Caravaggio – la sua opera è di poco successiva – Artemisia Gentileschi (1593-1653?) è una delle rare donne a essersi affermata nel mondo dell'arte moderna.
Celebrata da penne famose, da Roberto Longhi ad Anna Banti, che a lei ha dedicato l'omonimo romanzo di grande successo, nel corso della storia ha incontrato un'alterna fortuna critica. Inizialmente, e fino agli anni cinquanta del Novecento, è nota per il triste episodio biografico – la violenza subita dal pittore Agostino Tassi e l'onore ferito per sempre. Dagli anni sessanta e, talvolta, ancora adesso, nella sua immagine si è riflesso quel femminismo impegnato a ripercorrere la memoria delle “eroine dimenticate” che hanno attraversato la storia.
art_12Infine, nei decenni più recenti, il recupero della sua produzione e il riconoscimento di un valore artistico che non poteva restare nascosto.
Artemisia, quindi, approda nelle sale di Palazzo Reale non come autrice tra le tante o a rimpolpare la schiera dei pittori caravaggeschi, bensì da protagonista.
I curatori dell'evento, Roberto Contini – noto studioso toscano a oggi conservatore presso la Gemäldegalerie di Berlino – e Francesco Solinas – maître des Conférences al Collège de France –  hanno raccolto per l'occasione un nucleo di circa cinquanta opere e documenti disposti in ordine cronologico.
L'allestimento è arricchito dall'orchestrazione scenografica (affine ai toni pittorici di Artemisia Gentileschi) di Emma Dante, attrice e regista di teatro e, nel suo complesso, la mostra si spinge nei territori della contemporaneità tecnologica: ad Artemisia Gentileschi. Storia di una passione non è solo dedicato un sito web – fatto che di recente accade piuttosto frequentemente – ma a tutti gli utenti è concessa la possibilità di scaricare un'applicazione per Iphone e Ipad, con documenti e immagini da vedere in anteprima e un'audioguida integrata.
In questo modo il visitatore può seguire criticamente il percorso dell'artista attraverso gli anni e lungo la penisola – un peregrinare che tocca le città di Roma, Firenze, di nuovo Roma, Venezia e infine Napoli – ma è allo stesso tempo in grado di collocarne la figura in un contesto più ampio e preciso.
Tra le opere in mostra, alcune lettere che la donna inviò a Francesco Maria Maringhi, suo coetaneo di origini fiorentine con cui ebbe una fitta corrispondenza amorosa, un ritratto di Simon Vouet che la rappresenta, trentenne, restituendocene l'immagine, ma anche alcuni lavori del padre risalenti ai primi del Seicento.
In un caso, quando entrambi, Orazio e Artemisia, ritraggono Giuditta, si scopre piacevolmente un aperto confronto tra due generazioni di artisti: il che rende manifesto un diverso sentire, espressione di sensibilità distinte.
E infine c'è lei, in tutto lo splendore delle opere più note al pubblico, come Giuditta che decapita Oloferne (è un tema, questo, che ricorre più volte all'interno della sua carriera) del 1612 e oggi conservato al Museo di Capodimonte, a Napoli. Anche in questo caso spontaneo è il paragone con l'opera analoga di Orazio (non in mostra) e se la pittura del primo si traduce in una scena più composta e distaccata, nel dipinto di Artemisia è evidente l'influenza di Caravaggio: d'altra parte l'artista, in termini di coinvolgimento emotivo, supera entrambi,  poiché può permettersi di indossare metaforicamente i panni della donna e di accanirsi contro Oloferne, sostenuta e aiutata dalla fantesca ritratta al suo fianco.
Celebre pure la Maddalena, del 1617-1618, con quel suo fare affettato, avvolta da una veste dai riflessi dorati, leggermente adagiata sulla spalla, apparentemente più spaventata che pentita, ma la mostra espone anche alcuni suoi saggi pittorici che non hanno avuto pari risonanza.
Ne è una dimostrazione Ritratto di gonfaloniere (1622), parte delle collezioni comunali di Bologna, da cui scaturiscono molteplici suggestioni: le risonanze non sono solo caravaggesche, il dipinto diventa dimostrazione delle sue capacità stilistiche – in grado di immedesimarsi tanto nella pittura sacra, quanto in quella di genere – e racchiude in sé l'eco della più schietta pittura lombarda cinquecentesca, quella di Giovan Battista Moroni e Girolamo Romanino per intenderci.
“A figura intera e seppur convenzionale nella nobiltà descrittiva del manufatto da parata, è opera magnificamente rifluente, nell'illuminazione del volto, nella grande ombra strascicata su pavimento e parete, dai pochi esempi dei caravaggeschi, Manfredi e Riminaldi in prima linea” queste le suggestive parole di Contini presenti nel catalogo della mostra.

Artemisia Gentileschi. Storia di una passione
22 settembre 2011 – 29 gennaio 2012
Milano, Palazzo Reale

Piazza Duomo (MM1, MM3)
Orari: lunedì 14.30-19.30
da martedì alla domenica, 9.30-19.30
giovedì e sabato fino alle 22.30


Silvia Colombo

 
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