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Mostre a Milano

Evento 

Titolo:
Il Grande Gioco
Quando:
24.02.2010 - 09.05.2010
Dove:
Rotonda di via Besana - Milano
Categoria:
Mostre a Milano in sedi istituzionali

Descrizione

Il Grande Gioco

Interpretare la società  italiana degli anni dal 1947 al 1989

attraverso diverse forme d’arte

Raccontare quarant’anni di storia del nostro Paese dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino utilizzando diverse espressioni creative (arte, cinema, architettura, letteratura, design, teatro, ecc.)  è un gioco, rischioso ma affascinante, soprattutto se a giocarlo si mettono tre grandi Musei lombardi, quello di arte Contemporanea di Lissone, la Rotonda di via Besana a Milano e il Gamec di Bergamo.

La mostra, in tre tempi e tre luoghi, si aprirà il 24 febbraio 2010 e proseguirà fino al 9 maggio 2010 con una “coda” riepilogativa presso il LAC (nuovo centro di arti visive, performative e della musica) di Lugano.

Lissone affronterà gli anni dal dopoguerra fino al 1967: anni che precedono il boom economico e si incentrano sulle esperienze di artisti tra cui Accardi, Dorazio, Consagra, Munari, Dorfles, mentre appaiono edifici quali il grattacielo Pirelli e la Torre Velasca, e i designer creano prodotti come la Lambretta, la Vespa, la Fiat 500, la Lettera 22 di Olivetti.

A Milano spetterà di approfondire il periodo che va dal 1959 al 1972: decennio che vede, tra l’altro, l’affermazione di artisti come Burri, Manzoni, Bonalumi, la nascita del gruppo 63 in letteratura e nel 67 la formazione di Arte Povera di cui fanno parte Kounellis, Pistoletto, Paolini, Penone, Calzolari, tanto per citarne alcuni. Ma sono anche gli anni del cinema con “Il grido” di Antonioni, “Il Generale della Rovere” di Rossellini, “La Dolce vita” di Fellini; nascono riviste Culturali, tra le quali “Il Menabò”, “Il Verri”, “I quaderni piacentini”, “Nuovi Argomenti”, ecc.

Il periodo più  recente, con gli anni Ottanta e il ritorno alla pittura e alla figurazione, verrà affidato a Bergamo. Tra i pittori in mostra Balestrini, Cucchi, Isgrò, Mosconi, Paladino, Pistoletto, Vaccari. Mentre per i design non mancheranno artisti prestigiosi, tra i quali Sottsass, Magistretti, Mendini e in architettura, nomi come Fuksas, Portoghesi. Mentre nel cinema si passerà dalla “Ricotta” di Pasolini ad “Amarcord”, “Non ci resta che piangere” di Benigni e Troisi, “Bianca” di Moretti e i successi televisivi come “Portobello”, “Blob”, ecc.

Tre mostre collegate da vedere assolutamente per riconoscere attraverso le diverse forme d’arte e di comunicazione, i momenti più importanti della vita culturale, sociale e produttiva e, quindi, rivivere il nostro recente passato e ritrovare le nostre origini.

Ugo Perugini

Una grande mostra per descrivere e interpretare quarant'anni di storia italiana. Avendo nell'arte il punto focale, inserendo però le espressioni artistiche nel contesto culturale, sociale economico di decenni rivelatisi cruciali per l'Italia: quelli dal 1947 al 1989, dall'immediato dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Sono stati gli anni della ricostruzione dopo una guerra tra le più devastanti, ma anche del celebrato "miracolo italiano", gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali anche per capire ciò che è l'Italia di oggi, nell'economia, nella politica e, a suo modo, anche nell'arte.

Per la prima volta in modo organico una grande mostra cerca di fare il punto su quel periodo magmatico, contraddittorio e vivo come pochi, tentando fra l'altro di verificare come nel corso di quei quarant'anni, l'arte abbia influenzato la società.

Emblematico il titolo della rassegna: "Il Grande Gioco. Forme d'arte in Italia 1947 - 1989", dove il "grande gioco" evoca ruoli, richiama esperienze, suggerisce relazioni, ma soprattutto intende sottolineare come il divenire della storia e dell'arte non possano essere affrontate per comparti, ma debba essere letto nelle interazioni e nelle rispettive e reciproche influenze.

Per realizzare una così importante rassegna tre realtà hanno unito gli sforzi: Il Comune di Lissone con il suo Museo d'arte contemporanea, il Comune di Bergamo con la GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea e il Comune di Milano - Cultura, con i suoi spazi della Rotonda di via Besana, strettamente affiancate dall'Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia. L'ideazione del progetto e la cura delle mostre sono di Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio.

"Il Grande Gioco. Forme d'arte in Italia 1947-1989 - scrivono i curatori - fa il punto sulla ricchezza di ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente al periodo ormai universalmente definito della Guerra fredda mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di nuovi territori estetici da parte dell'arte e le relazioni, le confluenze e/o influenze instauratesi in molti casi con architettura, cinema, design, editoria economia/industria, fotografia e fotogiornalismo, società, teatro, televisione.. Si tratta di una trasversalità che recupera, ravvivandola a partire dal secondo dopoguerra, la ricchezza dell'esperienza futurista, che intendeva entrare nei vari campi espressivi e sociali della realtà.
Negli anni dell'immediato dopoguerra gli artisti cercano di riprendere percorsi spesso interrotti dalla loro partecipazione al conflitto o, comunque, di ravvivare la propria ricerca e di dare ad essa una nuova visibilità. Dei due percorsi figurazione-astrazione il filone figurativo, stando agli effetti prodottisi nei decenni successivi al dopoguerra, non sembra avere sbocchi fecondi nella società alla quale peraltro ambiva, mentre la ricerca astratta si va espandendo e ramificando in vari filoni.
Proprio su questa "storia" si soffermano le mostre, per la sua diversificata evoluzione, per le conseguenze decisamente ampie che avrà sulla ricerca dei decenni successivi e per le relazioni che si instaurano con i vari aspetti della cultura e della società e dell'economia dell'epoca. Le forme dell'arte e delle neoavanguardie si diffondono nella realtà, diventano vita, anche se la maggior parte delle persone non ha consapevolezza da dove quelle forme provengano".

La mostra si articola sui tre spazi espositivi secondo una successione temporale che assegna al Museo d'arte contemporanea di Lissone le opere degli anni dell'immediato dopoguerra fino al 1958, alla Rotonda di via Besana di Milano le opere del periodo 1959-1972 e alla GAMeC di Bergamo quelle degli anni più recenti, dal 1973 al 1989.

Si annuncia intanto che una formula compendiaria della mostra si terrà a partire dal 3 luglio fino al 26 settembre 2010 presso la sede del Museo d'Arte della città di Lugano.



ORARI DI APERTURA

Museo d'arte contemporanea, Lissone (via Padania, 6):
Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica dalle 10 alle 19
Lunedì chiuso
Giovedì dalle10 alle 23

Rotonda di Via Besana, Milano (via E. Besana, 12):
Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica dalle 9.30 alle 19.30
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Giovedì dalle 9.30 alle 22.30

GAMeC (Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea), Bergamo (via San Tomaso, 53):
Martedì, Mercoledì, Venerdì, Sabato, Domenica dalle 10 alle 19
Lunedì chiuso
Giovedì dalle10 alle 22

Le biglietterie terminano il servizio un'ora prima della chiusura delle mostre


Prezzi biglietti

Intero: 8,00 singolo ? / 10.50 ? abbonamento 3 sedi

Ridotto *: 6,00 ? singolo / 9,00 ? abbonamento 3 sedi

Scuole: 3,00 singolo ? / 6,00 ? abbonamento 3 sedi


I biglietti sono acquistabili on-line su
: www.ticket.it e www.ticketone.it

Info-line e prenotazioni singoli e gruppi: tel. 02-54913
(informazioni 24 ore su 24, prenotazioni con operatore dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 17.00)
Prenotazione e prevendita con carta di credito: tel. 02-54913
(prenotazioni e prevendita con operatore dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 17.00)


Web site
: www.grandegioco.it

Sede

Mappa
Sede:
Rotonda di via Besana
Via:
via Besana 15
Cap:
20122
Città:
Milano
Provincia:
iTALIA
Paese:
Paese: it

Descrizione

Rotonda della Besana

 

La Rotonda della Besana (o "Rotonda di Via Besana") è un edificio tardobarocco di Milano.

Complesso di S. Michele ai Nuovi Sepolcri, detto anche Foppone dell'Ospedale o Rotonda della Besana. La Rotonda è l'opera più originale del Settecento milanese. E' di singolare architettura: attorno alla chiesa a quattro braccia con l'ottagono centrale sormontato da una cupola, si svolge con armonioso ritmo un porticato a pianta curvilinea. La costruzione dell'edificio, adibito a Chiesa e Cimitero, avvenne tra il 1713 e 1725. Nel 1809 Eugenio Beauharnais voleva farne il Pantheon del Regno Italico, ma motivi finanziari fecero accantonare il progetto, che era stato commissionato a Luigi Cagnola.

Esso nacque in origine come "foppone" (cimitero) per i poveri morti nell'Ospedale Maggiore di Milano (l'attuale Università Statale), destinazione che mantenne fino al 1782. Vi furono sepolte quasi centocinquantamila persone.

L'edificio è composto da una chiesa centrale a quattro bracci simmetrici (oggi sconsacrata: era intitolata a san Michele) e da un porticato a segmenti d'arco in mattone a vista.

La costruzione fu iniziata attorno al 1695, e condotta a termine nella forma attuale negli anni 1713-1724 su progetto degli architetti Attilio Arrigoni (autore della chiesa, completata nel 1700) e poi Francesco Croce (autore del porticato e della ristrutturazione della chiesa), con il contributo dell'ingegnere Carlo Francesco Raffagno.

Dopo il 1782 l'edificio fu di volta in volta caserma, fienile, cronicario, lavanderia dell'ospedale; oggi è usato come spazio verde pubblico e come spazio espositivo per mostre temporanee, proiezioni ed eventi culturali.

La rotonda di via Besana ospita fino al 25 Ottobre una mostra su Darwin (1809-2009)

La mostra introduce il visitatore alla costruzione della teoria dell'evoluzione, a partire dalle prime intuizioni e dalle prime evidenze empiriche, per giungere agli schemi incipienti della trasformazione delle specie e della loro parentela universale e approdare infine alla formulazione della teoria per cui Darwin divenne famoso, la selezione naturale come motore del cambiamento in natura.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera e altre fonti

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